Fedra o dell'eccesso

L'universo appare a Seneca come un perfetto ma delicato equilibrio di forze contrastanti. Ogni cosa, animata o inanimata, contiene in se' opposte potenzialita', che solo un uso assennato riesce a utilizzare senza che il giusto equilibrio collassi. Anche il bene e il male convivono, in una sola ''ambigua'' unita'. Tutte le forze si compenetrano e in questa compenetrazione si temperano e si mitigano a vicenda. Ma ogni cosa si tramuta nel proprio contrario, se l'uso che se ne fa e' smodato. E accade che finanche il naturale istinto di conservazione, che spinge l'uomo a impugnare le armi solo per procurarsi il cibo, o il desiderio di conoscenza, che lo induce ad esplorare il mondo, o l'amore, che rinnova la vita sulla terra con il miracolo di sempre nuove nascite, si snaturino, se la follia dell'eccesso prevale.
E' la violenza, allora, e' la sopraffazione, e' la sete innaturale del potere a prevalere.E l'armonioso equilibrio tra l'uomo e la natura si perde. E l'amore s'ammala, e lascia il posto al ''furor'': il desiderio totalizzante di una cosa ''sola''. E' cosi' che l'universale armonia degli opposti si corrompe. E l'uomo e' il solo responsabile.
La storia di Fedra, di Ippolito e di Teseo, tramandata dal mito, e' per Seneca un ''exemplum'' illuminante, chiarificatore di questo processo di disgregazione. Quando nasce, l'amore di Fedra per Ippolito e' solo amore e come tale e' puro,
innocente. E' l'ombra colpevole dell'incesto che lo rende impossibile. Ma Fedra, ostinatamente, nega questa impossibilita'. Si sottrae ad ogni legge. E la sua ostinazione diviene ossessione e delirio. E la passione sfrenata cresce in lei finche' erompe irragionevole e scandalosa. Ci riconosci la malattia di sua madre, ''l'imbestiata'', colei che rinnego' la sua natura di donna per congiungersi al toro. Ma anche Ippolito, anche Teseo, sono malati di eccesso. Quale giovane votato a Diana, appassionato ideologo della natura, lucido accusatore delle colpe degli uomini corruttori della primigenia armonia, non sa convivere in equilibrio con i propri princi'pi, ne e' prigioniero. Recluso in un radicalismo che lo isola dal resto del mondo, destinato sterile ad una strerile vita, e' estraneo egli stesso a quella natura che venera. E Teseo? L'uomo dotato di una forza che non conosce limiti? Colui che violenta i segreti del labirinto e vìola il regno dei morti precluso ai viventi? Quale uso fa dellasua forza, quest'uomo che tutti ritengono ''giusto'', se non usarla per pronunciare parole insensate, che condannano a morte suo figlio ''ingiustamente'' accusato? La natura tuttavia sara' in grado di reagire e punira' la tracotanza degli uomini, ristabilendo l'equilibrio che essi hanno distrutto. La terra trema e le onde del mare partoriscono un mostro.
Un toro, non a caso. Il simbolo del principio vitale. ''Ambiguo'' com'è ''ambigua'' la natura. Brutto e bello insieme. Spaventoso e tuttavia seducente. Tenero come il muschio ma crudelmente spietato.Verde, come e' verde l'erba dei prati. Azzurro, come e' azzurro il mare. C'e' un cupo pessimismo in questa tragedia. I richiami allarmati della nutrice, il ragionare serrato e incandescente dei personaggi, le fervide argomentazioni del coro prolungano un dibattito che sembra destinato ad avvitarsi su se stesso, senza potersi concludere. Sembra che le parole non contino, non servano piu'. Sembra che solo la riflessione individuale abbia un senso. La riflessione che studia i ''mostri'' che albergano dentro di noi, nel cieco labirinto del non detto, in quel lungo dove il mistero, religiosamente, e' custodito in segreto e non e' mai svelato.

Lorenzo Salveti

 

Titania Produzioni presenta

Ida di Benedetto

in

Fedra


di Lucio Anneo Seneca traduzione Edoardo Sanguineti


regia di Lorenzo Salveti


con Alberto Di Stasio nel ruolo di Teseo


e con
Laura Panti (Nutrice) - Ruben Rigillo (Ippolito) -
Alessandro Casula (Messaggero)


Coro: Diana Collepiccolo, Lavinia Pozzi, Valentina Taddei


scene Bruno Buonincontri - costumi Santuzza Calì

luci Sergio Ciattaglia
ufficio stampa Cinzia D'Angelo - foto Tommaso Le Pera
aiuto regista Valentina Piserchia - aiuto costumista Paola Casillo
direttore di scena Antonio Belardi - fonico Alberto Rossi
amministrazione Antonella Romagnoli
realizzazione scene Cover-Set - Sartoria Teatrale Farani, Roma
Parrucche Anna Sorrentino - Calzature Pompei  
Attrezzeria Rancati - Trasporti TPR